Inizia il film. A un dato momento, uno dei protagonisti, il professore Lumacorno, uno degli insegnanti della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, parlando coi suoi allievi del mago cattivo Voldemort, palesa questo folgorante segreto :
- Se il mostro esisteva, era sepolto dentro di lui.
Ho il cuore in gola. Nell'oscurità mi frugo le tasche, scovo il taccuino, la penna et alla cieca scarabocchio la battuta di Lumacorno acciocché non me la dimentichi (sono un smemorato di professsione e cio' che non scrivo mi sfugge senza indugio).
Harry Potter : la bontà, la fedeltà, l'illibatezza.
Voldemort : la malvagità, il tradimento, la depravazione.
Ciascuno di noi vorebbe essere Harry Potter e ciascuno di noi, a dispetto della sua volontà, nel segreto del proprio animo, ha un Voldemort sepolto dentro di lui.
Scoprire il mostro, domarlo, debellarlo è il traguardo della conoscenza di sè. Percio' il 'Conosci te stessoâ? del santuario di Apollo a Delfi è il maggior argomento del magistero di Socrate, d'Epicuro, di Cristo, di Seneca, di La Rochefoucauld, di Freud, senza dimenticare Buddha che ha insegnato la sua dottrina parecchio tempo prima che il tempio di Delfi fosse eretto !
Per scoprire che c'è dentro di me non mi mancano dunque né i maestri ni i mezzi.
Tra i questi numerosi mezzi dell'osservazione di me medesimo, il mio prediletto è il diario che cominciai a scrivere all'età di sedici anni. A l'epoca fu il mio modo di resistere al modello rigido che gli adulti del mio entourage pretendevano di imporrmi, la bacchetta magica che mi dette lo slancio vitale d'esorcizzare la tentazione del suicidio.
Mi spiego. Lo scopo dell'educazione ricevuta dai rampolli delle famiglie per bene, vuoi nell'aristocrazia, vuoi nell'alta borghesia, è di darci una apparenza coerente, una specie d'unità manifesta, palese. Poco importa che questa armatura sia di cartone, che la nostra padronanza delle norme tanto mondane che morali del galateo sia meramente esteriore. L'educazione di un gentleman è paragonabile all' arte di un buon sarto : si tratta di cancellare o almeno di nascondere i diffetti, i disordini, le irregolarità, le stramberie ; di dare agli altri l'illusione dell'armonia, del bon ton.
Grazie al mio diario, acquisii poco a poco il senso della realtà, ossia delle mie vergognosi inclinazioni, della mia irremissibile disomogeneità, smisi di avere paura delle mie stranezze, mi assuefeci a resistere alle pressioni del ceto sociale, scopersi il gradimento di fare sempre stecca sul coro, trattai con disprezzo le noiose sollecitudini della mia rispettabile famiglia di sangue e, nello stesso tempo, m'appassionai alla mia vera, unica, famiglia, quella della complicità spirituale, mi misi a vivere in stretta comunione con i maestri che mi aiutarono a partorire la mia propria anima, centellinai con ebbrezza gli scritti di Lucrezio, di Casanova, di Byron, di Schopenhauer, di Baudelaire, di Dostoevskij, di Nietzsche e d'alcuni altri liberatori dello spirito di quali condividevo i pensieri più intempestivi e 'scandalosiâ?.
Col susseguirsi degli anni, in un modo quasi clandestino (in apparenza, ero il banale, classico, virgulto di famiglia benestante, con tutti i crismi della signorilità)), cosi' imparai a non temere alcunché e per giunta nacque nel mio cuore il desiderio di scrivere i miei propri libri alla faccia dei farisei di destra, delle quacchere di sinistra, dei sicofanti et dei quaquaraquà.
A l'inizio tutto ando' liscio. I miei primi romanzi e saggi furono accolti con calore dalla critica, e alcuni scrittori già famosi (Montherlant, Mauriac, Hergé, Gracq, Cioran, Arrabal, d'Ormessson) diventarono (e rimasero a dispetto di tutti) i miei più fedeli difensori.
Per quanto riguarda i critici letterari, le cose cambiarono quando cominciai a pubblicare i miei funesti 'Carnets noirsâ?. Funesti dal punto di vista della mia 'carrieraâ?, si capisce. La singolarità del mio diario è di non essere il diario della mia vita intellettuale e sociale, ma innanzitutto quello della mia vita erotica, dei miei amori. Apriti cielo! Questa imprudenza (qualche amico la chiama 'incoscienzaâ?) desto' il putiferio. Fioccarono le proteste, gli anatemi. Provai a spiegare che, in letteratura, non ci sono leciti o proibiti argomenti, che in arte tutto fa brodo, le vergine e le lucciole, i mariti fedeli e gli sciupafemmine, il bene e il male, che l'unica cosa che importa è la maniera di descrivere, di dipingere ; in breve è lo stile. Niente da fare. Ormai, in Francia, ho la fama di un cattivo soggetto da non frequentare, d'un uomo scalpestrato e discolo. La mescolanza d'arrivismo, di gelosia e di vigliaccheria che si chiama 'il ceto letterario pariginoâ? ne approfitta per malignare su di me, tenermi in disparte, trattarmi come si non esistessi. Baldi (e forse ingenui) giovani che leggete Il Foglio, non sottovalutate mai il ruolo occupato dall'invidia, da quello che Nietzsche chiama 'il risentimentoâ?, nella vita professionale : quelle facce sorridenti che, se potessero, vi sbranerebbero.
In linea di massima sono un discepolo degli stoici : Sustine et abstine. Non mi lamento mai e poi mai. Cio' detto, quando il mio banquiere mi rimprovera d'essere uno spendacccione e di vivere quasi che fossi ricco, mentre sono un poeta squattrinato, mi rincresce di essere un autore per happy few, un romanziere che puzza di zolfo, uno scrittore vietato al grosso pubblico, e, spalancando la finestra, mi affaccio al balcone ed esclamo : 'Fuori le palanche!â?, sperando uno slancio d'entusiasmo mecenatesco da una ricca, carina (e, se possibile, italiana) ereditiera in favore del sottoscritto.
Un diario che chiunque puo' comprare in qualsiasi libreria (per quanto mi riguarda ne ho già pubblicato dodici volumi) è una confessione pubblica. Esiste pero' nella vita spirituale un altro modo di spogliarsi nudo, e il suo nome è la confessione auricolare.
La confessione è un sacramento che mi è sempre piaciuto assai. Noialtri fedeli delle Chiese ortodossa e cattolica siamo fortunati di possedere questo tesoro d'inestimabile valore e per quanto mi riguarda provo una sincera commiserazione nei confronti dei malcapitati protestanti che, privati di un cosi' precioso strumento di sollievo, di liberazione, di perdono e di riconciliazione (con Dio, con gli altri, con sé stesso), furono costretti a inventare la psicoanalisi.
Non vorrei essere frainteso. Nutrisco una grande considerazione per Sigmund Freud, per Carl Gustav Jung, per Wilhelm Reich e per Woody Allen. Avevo pure un caro amico, il dottore et psicoanalista Silvio Fanti, un italo-svizzero che aveva creato una nuova scuola (forse un tantinello eretica ?) battezzata, se non vado errato, 'micropsicoanalisiâ? e una sera, avevamo proceduto sul làgo di Lemàno a una approfondita micropsicoanalisi di noi stessi, scolatandoci due bottiglie di Clos-Vougeot e due bottiglie di Haut-Brion che non vi dico, adornate di parrechie considerazioni sul diavolo e sulle ragazze (è lo stesso), il che dimostra che pure i discepoli del dottore Freud hanno i loro lati buoni.
Le virtù sono spesso un po' noiose, scontate. L'uomo d'acciaio, inossidabile, tutto d'un pezzo, che barba ! Mi stimolani di più i difetti, le contraddizioni, le debolezze 'umane, troppo umaneâ?. Le virtù e le certezze edificano, ma le debolezze e i dubbi attraggono. Gli numerosi libri di Wilhelm Reich dedicati alla libertà sessuale, alla lotta contro i pregiudizi in favore della fedeltà nel matrimonio, in cui il bollente psicoanalista austriaco spara a zero sulla gelosia amorosa, dimostra la natura rivoluzionaria delle ammuchiate, sono molto divertenti e argomentati, su questo non ci piove. Ciononostante, quanto mi fa tenerezza una lunga intervista concessa nel 1977 dalla sua ultima moglie, Ilse Olleondorf-Reich, alla rivista sessantottina francese Sexpol in cui la spiritosa donna evoca la gelosia morbosa del celeberrimo teorico della permissività a l'interno della coppia, della libertà concessa alla donna amata e più ne ha più ne metta.
- La sua gelosia era veramente insopportabile. Bastava che io scambiassi tre parole con il giovane ragazzo che ci portava il matutino bidone di latte, e mio caro sposo, l'immortale autore di La Liberazione sessuale, andava in bestia, piagnucolava, impazziva di sospetti.
Wilhelm Reich mi era sempre piaciuto, ma dopo avere letto questa intervista l'ho apprezzato ancora di più !
Cio' detto, non ho mai provato il bisogno di confidarmi a uno psicoanalista. Divano per divano, preferisco di gran lunga il letto della mia ragazza al canapè del dottore Lacan. Coricarsi non basta : c'è modo e modo !
Torniamo a bomba : alla ricerca del tesoro della Sierra Madre, ossia di che c'è dentro di me.
Nella tradizione della Chiesa d'Occidente et della Chiesa d'Oriente, il direttore di coscienza, il padre spirituale (il famoso 'staretzâ? familiare a tutti i lettori dei Fratelli Karamazov) sono delle figure essentiali per quanta riguarda la conoscensa di se ; e si puo' dire lo stessso del guru nella tradizione del Oriente induistu e buddista.
Nel mio piccolo ho sempre avuto la fortuna di poter confessarmi a degli uomini di alto valore : preti e monaci ortodossi detenendo insieme l'amore del Cristo, l'esperienza del peccato, il discernimento degli spiriti, il senso dell'essenziale e del secondario, un'instancabile benevolenza, l'arte di trasmettere il diletto della preghiera e la spinta a progredire.
Il punto più arduo di tutti è il discernimento. Discernimento degli altri, discernimento di se stessi. Schopenhauer ha raccontato al suo amico Julius Frauenstädt che, un giorno, aggirandosi solo soletto nel giardino botanico di Dresda, tutto assorto nei propri pensieri, parlava a alta voce, gesticolava e con cio' aveva datto nell'occhio al guardiano, il quale, curioso di sapere chi fosse quello stravagante signore, gli chiese senza mezzi termini :
- Chi è Lei ?
Al che Schopenhauer, alzando le braccia al cielo, rispose :
- Brav'uomo, se Lei sapessse dirmi chi sono, gliene sarei molto grato !
Nella confessione, il più faticoso è confidarsi sempre allo stesso prete. Riconoscere i suoi atti per anni ad un unico testimone ti costringe a prendere coscienza della ripetitività della tua vità, per quanto sia variapinta e spericolata : sempre gli stessi vizi, sempre le stesse debolezze, il ristagno, la ricaduta, la mancanza di progressi spirituali, com'è scoraggiante, umiliante ! Al giorno d'oggi, malgrado gli ammonimenti della clessidra, mi sembra di essere rimasto lo stesso tipaccio permaloso, irascibile, insofferente, al caratterino pepato, che ero quando avevo dodici anni. Una catastrofe !
Aprirsi ad uno sconosciuto non richiede particolare coraggio. Ciascuno di noi ha potuto osservare la spigliatezza con la quale sul treno la gente ti racconta la sua vita. Ignora chi sei, non sa niente di te, nepurre il tuo nome, e non vuole saperne niente, giacché è appunto questa ignoranza che le permette di sbottonarsi con tanta impudicizia. Sei lo spettatore anonimo, il lettore senza viso, il confessore al quale chiede una mutta assoluzione. Ti svela i suoi segreti, poi, quando il treno è in arrivo, ti stringe la mano e sparisce. Se l'indomani ti incrociasse, fingerebbe di non riconoscerti.
Allo stesso modo, nelle sue opere, l'artista si confessa a dei confessori sconosciuti. Pubblicare un libro è buttare una bottiglia in mare. La buttiamo senza sapere chi la raccoglierà. C'è impudicizia nel tirare cinquemille copie di un romanzo autobiografico, o di un diario, o di qualche poesia scritta alla donna amata. Une impudicizia e dunque un peccato, una colpa. Nel Seicento, in Francia, gli attori non avevano diritto a delle esequie religiose ; erano sepolti di notte. Forse nel ventunesimo secolo il politicamente corretto che sta impadronendosi del nostro malconcio pianeta agira nello stesso modo con gli scrittori immorali e sulfurei. Eppure, benché io non sia un fedele di Santa Romana Chiesa, fui, da bambino, allievo dei gesuiti e, nella notte del Sabato Santo, cantai, con la mia virginale voce bianca : O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem, 'O felice colpa che ci procuro' un tale e tanto Redentore!â?
Il diavolo non è cosi' cattivo come si dipinge. Che c'è dentro di me ? Debolezze, peccati, colpe, dubbi, lampi di fede nel Cristo risorto e lampi di scettisismo pirroniano, incessanti contraddizioni. Ho una sola certezza che costituisce il perno e la giustificazone della mia traboccante vita : siamo su questa benedetta e maledettta Terra per creare del amore, per creare della bellezza.

Gabriel Matzneff